L’epopea di Domenico Tiburzi rivive nel Museo del Brigantaggio di Cellere

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Raccontare le vicende del brigantaggio maremmano in una prospettiva antropologica offrendo al visitatore la possibilità di ricostruire le interpretazioni e le storie che dalla seconda metà del XIX secolo ad oggi sono sorte intorno a questo fenomeno. È con questi obiettivi che a settembre 2007, a Cellere, al civico 20 di Via Marconi, ha visto luce il Museo del Brigantaggio, tra i più giovani ad essere inserito nella rete del Sistema Museale del Lago di Bolsena.
Una realtà che– spiega il direttore, Marco D’Aureli intende costituire un riconoscimento alla storia e alla cultura del territorio maremmano che ha conosciuto fenomeni laceranti di illegalismo e che è stato associato a personaggi che nel passaggio di questa terra alla modernità ricevettero l’etichetta di briganti. Ma anche valorizzare i protagonisti di questa storia nel loro radicamento in trame locali e nell’immaginario del ribellismo. E ancora interpretare l’epopea di Domenico Tiburzi non come una reazione alla modernità, ma come una sua espressione”. Una serie di installazioni etnografiche e di postazioni multimediali restituiscono testimonianze e letture che hanno per protagonista il brigante Tiburzi (nato a Cellere nel 1836 e morto a Capalbio nel 1896) ed il sistema di controllo del territorio di cui fu artefice.
Prendendo avvio dalle cronache scritte dal giornalista Adolfo Rossi nel 1893, successivamente raccolte e pubblicate nel reportage Nel Regno di Tiburzi, il percorso allestitivo del piano terra, attingendo anche ad altre fonti (d’archivio, letterarie, iconografiche), dà conto delle ragioni storiche del brigantaggio maremmano in una scenografia che ripropone il bosco, che evoca l’idea del nascondiglio ma anche del mondo tradizionale, e un simulacro di treno, simbolo di una modernità tanto attesa quanto tradita.
Una foresta in cui addentrarsi ascoltando suoni, aprendo cassetti e osservando filmati, ben documentata anche nel volume 17 della collana “I Quaderni del Simulabo”, dedicato alla valorizzazione del patrimonio documentale (con particolare riguardo alle fonti orali) custodito dal museo. Il fatterello è questo, scritto da Marco D’Aureli, e pubblicato nel 2015, ospita i contributi di Fulvia Caruso e Vincenzo Padiglione (i due antropologi progettisti scientifici del museo) di Pietro Clemente (dedicato ad una riflessione sui produttori di storie locali) e Fabio Malfatti.
Il piano superiore restituisce documentazione di storie che hanno per protagonista Tiburzi e che danno conto della grande presa di questa figura sull’immaginario diffuso maremmano contemporaneo. Tre di queste, ritenute esemplari, sono rese fruibili all’interno di altrettante stanze sotto forma di messa in scena polifonica teatralizzata. Completa l’itinerario “La Taverna del Brigante”, nome dello spazio dedicato agli usi contemporanei del nome di Tiburzi e alla sua trasformazione in marchio di fabbrica.

Per ulteriori informazioni:
0761.451791
prolococellere@gmail.com