Il palazzo Farnese di Gradoli rappresenta uno dei primi episodi di dimora umanistica, testimonianza della nuova etica del vivere rinascimentale. Nel 1517 il cardinale Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III, incarica Antonio da Sangallo il Giovane di realizzare il raffinato palazzo, isolato ed incombente sul centro storico di Gradoli. Il modello tipologico della dimora signorile rinascimentale trova nel palazzo di Gradoli la sua più tradizionale espressione nella articolazione architettonica e nel complesso decorativo delle stanze, incentrato sulla decorazione dipinta murale e sull'orditura dei soffitti lignei cassettonati; questi ultimi sono decorati da soggetti iconografici dai complicati significati simbolici e sapienziali di matrice neoplatonica, da scenette di contenuto mitologico-allegorico, nonché dalla ossessiva reiterazione dei riferimenti araldici della famiglia Farnese, sia del ramo laico sia del ramo clericale.

La decorazione dipinta documenta la presenza di maestri reduci dai grandi cantieri romani del secondo decennio
del Cinquecento, le pitture di Gradoli sono un fondamentale episodio nella storia della decorazione palaziale rinascimentale, su una unica linea ideale con quanto realizzato a Roma ad opera di prestigiose maestranze che, orfane di Raffaello, migrarono dal grande cantiere delle logge vaticane ed orbitarono intorno alla figura del senese Baldassarre Peruzzi.

Il Palazzo ospita il Museo del costume farnesiano, istituito nel dicembre del 1998, che espone una collezione di attente riproduzioni di abiti ed accessori (biancheria, gioielli, copricapo, guanti, calzature, borse, ventagli) che delineano la storia della moda nella Tuscia tra il XV e il XVII secolo. A tale periodo risalgono anche le armi e le armature che completano l'esposizione.

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