Il museo si propone di raccontare le vicende del brigantaggio maremmano in una prospettiva antropologica, offrendo al visitatore la possibilità di ricostruire le interpretazioni e le storie che dalla seconda metà del XIX secolo ad oggi sono sorte intorno a questo fenomeno. In particolare il museo intende: costituire un riconoscimento alla storia e alla cultura del territorio maremmano che ha conosciuto fenomeni laceranti di illegalità e che è stato associato a personaggi che nel passaggio di questa terra alla modernità ricevettero l'etichetta di briganti; valorizzare i protagonisti di questa storia nel loro radicamentoin trame locali e nell'immaginario del ribellismo; interpretare l'epopea di Tiburzi non come una reazione alla modernità, ma come una sua espressione.

Il piano terra dell'allestimento rappresenta le ragioni storiche e le fonti documentarie coeve del brigantaggio in una scenografia che ripropone simbolicamente il bosco (la tradizione) e il treno (la modernità delusa): una foresta in cui addentrarsi ascoltando suoni, aprendo cassetti e osservando filmati.

Il primo piano rende conto dell'immaginario che ha mantenuto vivo fino ad oggi il personaggio Tiburzi. Una serie di installazioni multimediali restituiscono le storie che hanno per protagonista il brigante cellerese. Infine la "taverna del brigante", uno spazio dedicato all'immagine del brigante nei suoi usi contemporanei: dalla narrazione leggendaria al marchio di fabbrica.

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